Iʟ ɴᴜᴏᴠᴏ Rᴏᴍᴀɴᴢᴏ ᴅɪ Mᴀʀᴄᴏ Bᴏʀᴛᴇsɪ

L’Italia al balcone

Come stizzite comari al balcone, sempre pronti a puntare il dito su tutto e tutti, come se quello che avviene sotto i nostri occhi, fosse una realtà che non ci appartiene.

OffPen.net 28 Agosto 2020

Criticare è molto facile. Purtroppo viene fatto quasi sempre, senza nessun atteggiamento costruttivo. E’ divenuto un atteggiamento, un ambito mentale adottato da chi, invece di confrontarsi, parte in quarta a criticare con la speranza di mettere spalle al muro gli altri. Si attacca qualcuno insomma, spesso senza nemmeno conoscere a fondo come stanno le cose.

E’ la tendenza dei nostri giorni, quasi una moda. Attaccare subito, senza remore, il gusto di criticare per sentirsi differenti e assolvere se stessi. Si sa, è un radicato vizio italico, che fiorisce non solo in agosto. Parlare dell’Italia e dei suoi protagonisti, per un italiano, significa quasi sempre parlarne male, magari compiaciuto di sentirsi capace di dire verità dolorose.

D’altronde è ingiusto scandalizzarsene, perché ognuno di noi fa sempre esattamente quello che può, secondo i talenti ricevuti dall’imperscrutabile disegno divino, che li distribuisce in misura sorprendentemente diseguale; se ad esempio una persona sa fare solo pernacchie, non le si può chiedere di scrivere l’Infinito, di scoprire il modo di sconfiggere il cancro o di creare la pace in Medio Oriente.

Esiste anche la “sindrome del papavero alto”. In psicologia descrive l’odio generato dalle persone che riescono a emergere in un determinato ambito. Quest’odio non è propriamente una forma di invidia, bensì è legato al fatto che il successo altrui mette in evidenza i propri limiti. Viene definita così perché secondo la logica, si tagliano i fiori che crescono più degli altri in modo da non far sfigurare quelli più bassi.

Cosa porta ad essere sempre critici?

In pratica, molte delle persone che si dedicano a criticare gli altri cercano semplicemente di distrarre la loro mente dal disagio esistenziale che stanno vivendo. Criticano gli altri per non essere costrette a criticare se stesse e non dover prendere delle misure per risolvere i loro problemi. Quindi, si limitano a guardare la pagliuzza nell’occhio altrui ignorando la trave che c’è nei loro occhi.

Se vi fosse l’obbligo in Tv, sui giornaloni, nei social, di muovere critiche solamente se accompagnate da proposte, idee costruttive e spirito propositivo, calerebbero un silenzio ed un vuoto agghiaccianti. Questo dovrebbe farci un po’ riflettere. Ci riconosciamo solo nella rissa collettiva? Penso di no, anche se questo è l’attuale triste tendenza. Così non cambieremo le cose che non ci piacciono. La nostra insoddisfazione personale non può essere completamente causata dai Salvini, Briatore o Santanchè di turno. C’è ben altro e dobbiamo risolverlo con noi stessi.

“Chi suona, suona. Chi non suona, critica” Riccardo Muti

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: