Iʟ ɴᴜᴏᴠᴏ Rᴏᴍᴀɴᴢᴏ ᴅɪ Mᴀʀᴄᴏ Bᴏʀᴛᴇsɪ

Gaglioffo

Ospite del programma di La7 “In onda” la ministra Azzolina ha definito Salvini un gaglioffo. In tanti sono rimasti stupiti, non dalla definizione ma, dal significato sconosciuto di quest’ultima.

OffPen.net 21 Agosto 2020

Google Trends, ha rilevato un’impennata nelle ricerche del termine “gaglioffo” utilizzato dalla Ministra dell’istruzione Lucia Azzolina nei confronti di Matteo Salvini. L’aggettivo ormai desueto tuttavia, definisce perfettamente ciò che l’esponente del M5S voleva descrivere parlando del leader della Lega.

La definizione di gaglioffo riportata sul dizionario è la seguente: persona goffamente ridicola o buona a nulla; cialtrone presuntuoso e sciocco, anche come titolo ingiurioso. Arcaicamente inteso anche come: furfante, briccone, ribaldo.

Personalmente ho scoperto il termine da bambino leggendo Topolino. Così infatti, era definita la banda bassotti dal commissario Basettoni. Il punto però è un altro, perchè in tanti a chiedersi: ma questa come parla? Parla in italiano!

“Un diciottenne, appena diplomato, porta con sé un bagaglio lessicale che va dalle 20 alle 50 mila parole, di queste però ne utilizza soltanto una piccola parte. Quotidianamente un italiano medio fa uso di una porzione davvero minuscola del già ristretto “vocabolario di base” costituito da 6.500 parole: ovvero quello che viene tecnicamente chiamato “lessico fondamentale”, composto da sole 2.000 parole.

Insomma, usiamo sempre parole semplici, parole che possono andar bene per conversare e parlare con amici e parenti, ma che in un contesto più “alto”, probabilmente, non possono bastare. Ci sono poi quelle parole che siamo abituati a sentire piuttosto spesso, soprattutto dai media, ma che in realtà non utilizziamo quasi mai: sono le cosiddette “parole di alta disponibilità”, parole che fanno parte del nostro bagaglio linguistico, che sentiamo quotidianamente, ma che raramente usiamo per parlare.

Ecco che si parte da quei 2 milioni per arrivare a circa 300 mila parole. Dalle 300 mila parole se ne tolgono altre 50 mila e dalle 50 mila si arriva a 6.500 parole, di cui soltanto 2.000 sono quelle utilizzate quotidianamente. Impossibile non aver bisogno di un vocabolario”. (coffeewriting.it)

Siamo di fronte ad un crescente impoverimento della lingua italiana, questo purtroppo, porta con se anche la perdita di una cultura fatta di suoni e usanze lessicali tra le più belle al mondo. Riusciamo ad infilare inglesisimi ovunque perché fa “cool” e nel contempo, litighiamo con i congiuntivi e scriviamo “A” al posto di “Ha” utilizzando il verbo avere.

La frenesia e la velocità che si sono impossessate di noi, rendono la lingua italiana un po’ prolissa, è vero. “Faccio surf” è sicuramente più diretto rispetto a: cavalco la cresta dell’onda con un’apposita tavola oblunga. Tuttavia, visto che ci scateniamo per difendere qualsiasi nostra posizione, sarebbe opportuno difendere anche la nostra lingua, imparando a conoscerla meglio.

Non sono pochi infatti, i problemi emersi da una ricerca condotta da Tullio De Mauro nel 2011, sulla capacità di comprendere un testo da parte di molti. Tra i numeri evocati, ce ne sono alcuni particolarmente impressionanti: per esempio, quel 71 per cento della popolazione italiana che si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà. Al che corrisponde un misero 20 per cento che possiede le competenze minime «per orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana

Una lingua non è solo uno strumento di comunicazione e di informazione ma è innanzitutto la più importante realtà identitaria di un popolo. Non avremmo avuto il Risorgimento e l’Unità nazionale se non ci fosse stata una lingua comune che si diffondeva in tutti gli ambienti culturali, permettendo anche di uscire dall’analfabetismo.

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