Iʟ ɴᴜᴏᴠᴏ Rᴏᴍᴀɴᴢᴏ ᴅɪ Mᴀʀᴄᴏ Bᴏʀᴛᴇsɪ

Beata ignoranza

Potrebbe esser capitato di sentir dire “beata ignoranza”. Questo modo di dire significa che, a volte, non conoscendo tutta la verità su una determinata questione, si vive “tranquillamente”, ignorando invece la realtà delle cose.

OffPen.net 17 Agosto 2020

Navigando nella rappresentazione, ormai non più virtuale della società, i social, ad esser buoni verrebbe da esclamare : beata ignoranza. Papa Francesco ha affermato: “Stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere che cosa succede”. Sante parole.

Ogni giorno, si proprio ogni giorno, c’è un motivo per scannarsi. Le solite due curve si scatenano, nella maggior parte dei casi, per sentito dire. Quando va bene, ed è molto raro, chi commenta, riporta il link della fonte. Se siamo fortunati, quest’ultima non è Lercio o Comune di Bugliano.

Livore, rancore, rabbia repressa, lasciano il posto a quello che dovrebbe essere un minimo di approfondimento delle questioni affrontate. Si ignora beatamente tutto: la veridicità, l’utilità e le conseguenze di ciò che si va pubblicando.

In tutto questo c’è chi ci sguazza, assurge a notorietà e in qualche caso, ci lucra. Come abbiamo scritto nell’articolo Ossessione Salvini. Da Scanzi a Tosa e i suoi epigoni (Fabrizio Delprete, Emilio Mola, Leonardo Cecchi e Cathy La Torre) è tutta una retorica un gradino sopra al bar sport.

Un ripetere compulsivo di frasi fatte che tuttavia, visti i numeri, attecchiscono. Dal punto di vista del marketing, una strategia vincente.

Gli argomenti sono prevalentemente tutti incentrati su alcuni leader politici. Chi li elogia con dogmi, che non accettano assolutamente il minimo accenno di dissenso, e chi li attacca con le stesse modalità. Un esempio? Se ti permetti di avere un parere diverso da un grillino, sei un leghista di merda, lo stesso avviene in senso opposto.

A nessuno passa minimamente per la testa, che possano esistere persone con opinioni e visioni diverse dai due sopracitati. O bianco o nero, stop. Quando poi, a tener banco è la borsetta della first lady italiana, la testa fasciata di Gallera, Salvini con (l’ennesimo) pezzo di formaggio in mano, si raggiungono autentici apici espressivi.

A quanto pare insomma, lamentarsi di tutto fa sentire meglio. L’importante è avere un motivo di farlo, se non c’è lo inventiamo. In questi giorni, le misure restrittive in ordine agli assembramenti, hanno infiammato gli animi. Spuntano tabelle e statistiche da ogni dove, gli scienziati (con laurea della strada o della vita) si sbizzarriscono rivelandoci la via maestra. Poco importa se il verbo “avere” nel suo indicativo presente necessità della “H”, e il congiuntivo per molti, rimane un disturbo degli occhi.

Apritele ste discoteche! Però all’ingresso mi firmi una rinuncia alle cure in caso di contagio e rimani in quarantena dentro al locale. Semplice no?

Scherzi a parte, sarebbe opportuna una maggiore informazione. Anche questa tuttavia, passando per la maggior parte dai quotidiani, non offre un’imparzialità oggettiva. Risulta essere alla stregua dei social. Un circolo vizioso insomma, che invece di fornire spunti di riflessione, fomenta la rabbia. Beata ignoranza!

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